Swing Veils di danza del ventre, cosa sono?

Grazie a Clélia insegnante e artista di danza del ventre, che ci spiegherà cosa sono gli Swing Veils, la danza con il fuoco e la Geek dance. Una serie di topic interessanti di cui parliamo con piacere sul nostro Blog, per promuovere una danza orientale innovativa, spettacolare e in continua evoluzione!

Oltre ai tuoi corsi di danza del ventre, organizzi anche degli stage sugli Swing Veils. Puoi dirci qualcosa di più su questo accessorio ancora così poco conosciuto?

swing-veil-02b.jpgInsegno danza del ventre e danza tribal fusion nei miei corsi di gruppo regolari. A volte insegno anche gli Swing Veils® nei corsi collettivi, ma a dire il vero ho iniziato ad essere invitata da altri insegnanti per tenere degli stage all’interno delle loro associazioni di danza (da Sarah Colin, Associazione Samsarah, a Herblay; da Assia Guemra, associazione Tellurgie, a Parigi e da altre ballerine/insegnanti, poi purtroppo, a causa del primo lockdown, le date sono state annullate). Questo accessorio è così bello da suscitare l'interesse e la curiosità di ballerine e ballerini. Ma non è finita qui, si tratta di un accessorio che interessa anche gli artisti circensi, gli artisti in maschera e le atlete della ginnastica ritmica...
Gli Swing Veils® sono un po’come dei veli doppi zavorrati, realizzati con materiali di qualità. Il tessuto utilizzato è 100% seta. È così che si crea quel movimento inconfondibile che nessun altro tessuto è in grado di eguagliare.
Parlo di Swing Veils® al plurale perché spesso si tratta di una coppia. Il fatto di maneggiare due Swing Veils® dona una magnifica ampiezza alla persona che li usa. È possibile anche utilizzare un solo Swing Veil®. Nei miei stage all’inizio insegno proprio con un velo solo. È come con il velo classico, si impara prima a ballare con un velo e poi si passa ai due veli.
Questo accessorio è stato ideato, realizzato e standardizzato da mia sorella Christelle Sainton. Dotata di grandi capacità artistiche, manuali (produzione di accessori su misura, costumi, copricapi, accessori per il fuoco, Swing Veils® ma anche veil poi, veli e veli doppi di seta...) e d’infografica, ha recentemente aperto l’Atelier Krysaliss, un atelier a conduzione familiare dove suo marito e nostra madre la aiutano e partecipano a pieno titolo alle creazioni del laboratorio. Ognuno ha la sua specialità. Mia madre, Orida Krouni, è un’artista delle arti plastiche e realizza i copricapi. Olivier Zimmer, suo marito, appassionato delle arti del fuoco, si occupa invece della produzione di accessori per il fuoco. E tutti danno una mano, come si dice, per portare avanti gli ordini di Swing Veils®.
Per la cronaca, mia sorella Christelle aveva realizzato tempo fa delle bandierine per lei e Olivier Zimmer, per allenarsi con la giocoleria. Io stessa le avevo provate un paio di volte. Nel 2016-2017, dovevo presentare un pezzo da solista per la stagione di danza e per gli spettacoli che ci aspettavano. Mi sono ricordata che mia sorella diceva che sarebbe stato bello provare a realizzare un nuovo accessorio che aveva in mente. Quindi per la mia coreografia La mort dans l'âme, volevo avere questo accessorio di cui avevamo parlato, ma che ancora non esisteva. Volevo le bandierine, ma con dimensioni più vicine ai veli orientali e con qualche modifica su come maneggiarli. Abbiamo fatto delle prove per zavorrarli. Abbiamo testato anche vari tessuti. Per questo siamo andate al mercato di Saint Pierre. Mi ricordo che ci siamo messe a far roteare i tessuti sopra la testa, per avere un'idea del risultato finale. Sono nati cosi i due Swing Veils® originali.
swing-veil-vignette.jpgGuardando dei video, abbiamo scoperto le "swing flags" americane, più facili da maneggiare grazie alle loro aste flessibili (un po’ come se le ali di Iside avessero dei bastoncini flessibili al posto di quelli rigidi), ma comunque meno morbide e con meno possibilità di essere maneggiate. Come ex ginnasta di GR (ginnastica ritmica), sono molto a mio agio con gli attrezzi di scena e li adoro! Così ho detto a mia sorella di andare avanti. Quando li ho utilizzati la prima volta, ho creato una bellissima coreografia fusion che è stata presentata nel 2016, durante il Caïro By Night 6 organizzato a Parigi da Maria e nel 2017 durante lo spettacolo The Dancer’s Gift, organizzato sempre a Parigi da Myrto Kaukias. È così che gli Swing Veils® sono stati utilizzati sul palcoscenico e che hanno fatto il loro ingresso nel mondo delle danze orientali e tribali per la prima volta. Poi il tempo è passato, ho lavorato sulla manipolazione di questo accessorio e ho creato altre coreografie che ho ballato in Francia e all'estero. Quando scendevo dal palco, il pubblico e le ballerine venivano a congratularsi e mi dicevano quanto fosse bello questo accessorio. Erano anche incuriositi perché non l'avevano mai visto da nessun'altra parte. Mi chiedevano dove potevano procurarselo. Visto il successo ottenuto, io e mia sorella abbiamo deciso di registrare il marchio, creare un modello standard e commercializzarlo. Le prime persone ad acquistarlo sono diventate a loro volta ambasciatori e hanno ottenuto il titolo di Swing Veils® Ambassador. Resta ancora qualche posto libero per avere il titolo, prima che sia troppo tardi.
Negli stage insegno anche come giocare con gli Swing Veils® nella danza del ventre. Utilizzo il termine "giocare" perché è un accessorio davvero divertente. Durante gli stage lascio sempre un po' di tempo libero per familiarizzare con quest’attrezzo. I partecipanti si divertono e ridono molto, perché ci si lascia trasportare dal movimento e dalla velocità, che bisogna anche saper controllare, se si vuole evitare di essere colpite dalla parte zavorrata. Si tratta comunque di un accessorio che ben si sposa con la danza del ventre e con la danza tribal fusion, ma che potrebbe adattarsi anche alla danza classica e contemporanea. Quando i ballerini e le ballerine maneggiano i veli, li usano più sui movimenti che accompagnano la danza, con giri completi e spostamenti molto ampi, gli artisti della giocoleria invece, preferiscono la manipolazione sul posto.
Per quanto riguarda il costume, è importante sentirsi a proprio agio, per evitare che nel movimento l'accessorio resti impigliato in una manica troppo lunga o una gonna troppo larga. Non esiste un manuale d’istruzioni, ci vuole solo un po’ di buon senso. Studiare bene e provare l’abito prima di andare in scena, può evitare spiacevoli sorprese. Per esempio, in una delle mie coreografie, c’era un passaggio in cui andavo a terra velocemente e mi sdraiavo del tutto sul pavimento. Ho scelto quindi di ballare con dei pantaloni larghi stile harem, piuttosto che con una gonna. Se invece hai intenzione di utilizzare gli Swing Veils® all'inizio, come introduzione, un po' come le ballerine di cabaret facevano con il velo, nei film dell'età d'oro del cinema egiziano; allora ci si può benissimo vestire con un costume da ballerina di danza orientale tradizionale, con un top reggiseno e una gonna.
Per quanto riguarda la musica da utilizzare con gli Swing Veils®, direi che l'unico limite è la tua immaginazione. Tutto dipende da qual è la tua specialità e da cosa vuoi esprimere.
Per un utilizzo ottimale, consigliamo di scegliere le dimensioni degli Swing Veils® in base alla corporatura della persona. Le misure sono a titolo indicativo, non sono certo obbligatorie. Ad esempio, una persona con altezza di 170 cm può tranquillamente manipolare degli Swing Veils® “piccoli”, se questo è l’effetto che vuole ottenere. Sei tu l'artista!

In poche parole, quali sono le differenze e le somiglianze tra gli Swing Veils, i veil poi, i veli doppi e le ali di Iside, sia in termini di impatto visivo che di manipolazione?

swing-veil-03b.jpgPer me che sono un’ex atleta di ginnastica ritmica, la prima somiglianza è che, come molti altri accessori, sono divertenti. Questo è il motivo per cui si usa l’espressione "giocare con gli accessori di scena". A chi non piace giocare? Tutti adorano giocare! Quando siamo grandi spesso ci dimentichiamo dei benefici del gioco. Quando prendiamo in mano un accessorio, riacquistiamo subito quest’energia giovanile e positiva, che ci regala il gioco. È un ottimo rimedio per lasciarsi andare e per vivere pienamente il momento presente.
Per quanto riguarda la presa degli accessori, metterei insieme gli Swing Veils® con i doppi veli perché entrambi si impugnano direttamente dalla parte del velo.
Per quanto riguarda le tecniche di manipolazione, metterei insieme gli Swing Veils® con i veil poi, perché hanno una base comune di manipolazione che viene dalle bolas (una sorta di poi senza veli), che ritroviamo nella street art. La differenza principale è che i veil poi si tengono con delle fascette, legate ad una corda o ad un filo, che a sua volta è legato ad una palla, attaccata direttamente al tessuto. Con gli Swing Veils® invece, si tiene direttamente la parte di tessuto zavorrato con le mani. Ma la tecnica di manipolazione è grossomodo la stessa.
Le ali di Iside di danza del ventre sono un caso a parte secondo me, perché sono appese al collo della persona che le indossa e in più si impugnano all’altezza dei bastoncini. Quindi, se lasci andare i bastoncini, le ali di Iside restano su, un po' come un mantello. A differenza di altri accessori che (se utilizzati in modo convenzionale), cadono quando lasci la presa.
Ci sono una lunga serie di movimenti simili, che possono essere eseguiti con questi 4 accessori. Ad esempio anche solo il fatto di tenerli e di girare con gli attrezzi, con le braccia aperte in orizzontale (un grande classico). Ma con gli Swing Veils® a differenza degli altri accessori, si è trasportati con maggiore facilità dal peso delle zavorre (un po’ come i dervisci che nei loro giri sono trascinati dal peso della loro tanoura).
I vari accessori di scena vanno provati per sentire bene le differenze. Sebbene abbiano dei tratti in comune, sono molto diversi per quanto riguarda le sensazioni. Per essere a proprio agio con tutti questi accessori, l’unico modo è farci l’abitudine, maneggiarli, capire la reazione dell'accessorio al movimento che viene impresso e ovviamente allenarsi.
Secondo me, dal punto di visto visivo, hanno tutti un effetto molto bello. Ma per quanto mi riguarda, ho già utilizzato parecchie volte tutti gli accessori della danza orientale (che mi piace molto tra l’altro), la novità e la sfida di poter maneggiare gli Swing Veils®, mi attira e mi motiva molto. È anche questo che volevo condividere con i ballerini e le ballerine più esperte di danza del ventre e delle danze fusion. Attenzione, non sto dicendo che devi essere un ballerino esperto per ballare con gli Swing Veils®, sto solo dicendo che, questo accessorio apre nuove prospettive per tutti coloro che hanno provato gli altri accessori della danza del ventre, che già esistono.

Sei conosciuta anche per le tue coreografie con il fuoco. Quali accessori usi? In quale contesto ti esibisci? Quali sono le abilità che richiede questa particolare disciplina? Cosa ti piace in questa danza?

Grazie sei gentile, ma sinceramente credo di essere conosciuta più nel mondo della danza del ventre e della tribal fusion, per le mie coreografie di danza tribal fusion. Ballo anche con accessori di scena infuocati, perché adoro la dimensione spettacolare che il fuoco aggiunge alla danza. La danza e il fuoco hanno il potere di ipnotizzarti, sei d’accordo? Quindi metterli insieme è straordinario!
Utilizzo molti attrezzi diversi: le mani di fuoco (molto apprezzate dalle ballerine di tribal medievale), le clavette di fuoco, le bolas di fuoco, le bolas a shisha (che lanciano tante piccole scintille ovunque), il bastone di fuoco, la spada di fuoco, gli artigli di fuoco (questi ultimi sono stati creati da Olivier Zimmer).
Se non pratico l'arte della danza con il fuoco quanto vorrei, è perché in generale, sono quasi sempre invitata ad esibirmi in teatri e sale per spettacoli, in occasione di festival di danza del ventre e tribal fusion, luoghi in cui l’utilizzo di attrezzi infuocati non è consentito. C’è bisogno di misure di sicurezza particolari, come il sipario, il pavimento e i posti a sedere ignifughi, un'altezza del soffitto adeguata, un accesso all'esterno o ad uno spazio dove l'artista possa preparare i suoi attrezzi... Questi vincoli rendono molto difficili le performance di danza con il fuoco in eventi di questo tipo. Per questo mi esibisco di più all'aperto in occasione di manifestazioni locali, a volte anche al chiuso in luoghi molto spaziosi.
Per praticare la danza con il fuoco, devi, stavo per dire non aver paura del fuoco, ma non è vero. Nel 2019 l'associazione Tribal Geek, di cui sono direttrice artistica, ha organizzato il Fire Dance Day. Olivier Zimmer ed io abbiamo insegnato a persone che, a prima vista, non erano molto a loro agio con il fuoco. Ti starai chiedendo: perché si sono iscritti allora? Sicuramente per affrontare e vincere le loro paure. TI faccio l'esempio di una mia amica musicista e allieva, Tanina Cheriet. È arrivata con mille preoccupazioni e alla fine della giornata di stage ha ballato tutta una coreografia con le mani di fuoco. Quindi, per rispondere alla domanda quali sono le abilità necessarie per praticare l'arte della danza con il fuoco, devi essere sempre supervisionato da persone esperte, per evitare brutte esperienze. Per il resto occorre solo amare la danza e aver voglia di maneggiare degli attrezzi infuocati. Per farlo diventare un mestiere e realizzare delle belle performance, allora è chiaro che da un lato occorre avere un buon livello di danza e dall'altro, avere un minimo di esperienza con i vari attrezzi del fuoco.

Dai anche lezioni di Geek dance. Di cosa si tratta e come sono nati questi corsi?

swing-veil-04b.jpgPer realizzare il Tribal Geek Festival, di cui mi sono occupata, è stato creato un corpo di ballo di ballerine dilettanti e semiprofessioniste, selezionate con un’audizione. L'idea era di arricchire il Tribal Geek Show (lo show più importante del festival), con esibizioni di gruppo, che avrebbero scandito le performance degli artisti professionisti invitati. Io adoro la danza in gruppo. Un gruppo dà una dimensione spettacolare ad una scena, sarebbe stato un peccato farne a meno. I Tribal Geek Festival 1.0 e 2.0, si sono svolti rispettivamente nel 2016 e nel 2018 a Parigi. Questa era l’occasione per unire due delle mie passioni: la danza e, in particolare la danza Tribal Fusion, e la cultura Geek. Ero sicura che questo mix sarebbe stato vincente. Lo show principale della prima edizione si intitola "La storia fantastica del Dr. Who” e quello della seconda si chiama "Back To Fantasia". Il primo si rifà alla serie del "Doctor Who" e il secondo si ispira al film cult "La Storia Infinita". Per entrambi, il principio è lo stesso, scrivere una storia che consenta ad un eroe di viaggiare nello spazio e nel tempo. In questo modo possiamo inserirlo in vari film, serie tv, manga, cartoni animati, videogiochi con stili diversi: fantasy medievale, post-apocalittico, techno-futurista...
L'obiettivo è sempre quello di creare una storia inserendo vari riferimenti alla cultura geek e assegnare i ruoli agli artisti. Ritroviamo così le eroine del cartone animato Cat's Eye, i super cattivi e le super eroine dell’universo Marvel e Dc comics, gli abitanti del deserto di Mad Max, i samurai, i Sith e gli Jedi, o ancora gli zombi di Resident Evil... Durante il suo viaggio, l'eroe passa da un universo all'altro. E lungo la strada, incontra personaggi interpretati da artisti professionisti e dal Tribal Geek Ballet. Mi piace l'idea che la sceneggiatura sia davvero interessante in uno spettacolo. Rappresenta una sfida in più per gli artisti, che sviluppano una composizione originale e interpretano un personaggio. Si ritrovano al servizio della storia. Ecco perché scegliamo gli artisti con molta cura. Si tratta soprattutto di belle persone, coinvolte nel progetto e con uno spirito generoso e di condivisione. Sto divagando un po’, ma per presentare a grandi linee il Tribal geek ballet e il festival in cui si esibisce, era importante raccontarvi tutte queste cose.
Il punto è che dopo il festival, lo zoccolo duro delle ballerine del gruppo di ballo voleva andare avanti con questa avventura e continuare a creare coreografie di danza Geek, da qui l’espressione Geek Dance. Il fatto è che la danza è al servizio della cultura geek e la cultura geek è il terreno di gioco della danza.
Ho sempre pensato che fosse un peccato che nelle convention geek come la Japan expo, la manga expo... il cosplay (l'arte di crearsi da soli i costumi dei personaggi della cultura geek), la maggior parte delle volte servisse solo agli artisti in maschera... Ogni volta che li vedevo, pensavo all’effetto che avremmo ottenuto se ci fossero stati dei ballerini professionisti. Si potevano avere delle performance straordinarie. È anche questo che avevo voglia di fare.

Tu insegni anche la tribal fusion. Cosa ti piace in questo tipo di danza?

La danza Tribal Fusion mi ha conquistata, mi ha fatto sbocciare del tutto come artista perché lascia una libertà di espressione e di movimento molto rare. Un tempo ero una ginnasta e mi ricordo che all’inizio, i primi tempi nella danza orientale, quando mi chiedevano di creare delle coreografie, i miei amici insegnanti di danza mi dicevano che non potevo inserire questo o quel movimento, perché non era abbastanza orientale. Così, quando ho scoperto la danza tribal fusion, improvvisamente mi sono sentita molto più libera nelle mie creazioni. E devo dire che per un’artista come me, che è sempre alla ricerca di novità, ero davvero contenta che io e la danza tribal fusion ci fossimo incontrate. Il desiderio di andare lì dove nessun altro si è avventurato, che sia la ricerca del movimento, la manipolazione di nuovi attrezzi, la realizzazione di un festival su un nuovo stile, questo è veramente ciò che mi motiva e mi rappresenta. Gli Swing Veils®, il tribal geek festival, le coreografie come “La Dryade” di tribal fusion sperimentale, con delle maniche a liane disegnate anche queste da mia sorella Christelle Sainton… Tutto questo segna una certa coerenza nel mio percorso, autentico e originale. Non mi piace fare quello che fanno gli altri. Mi piace guardare e prendere spunto dal lavoro di altri artisti, ma se devo rifare le stesse cose, allora non mi interessa. Se sono conosciuta o riconosciuta, tanto meglio, ma quello che mi motiva nel profondo è poter aggiungere qualcosa di diverso al mondo della danza. Anche quando insegno trasmetto lo stesso spirito. Questo è quello che piace anche ai miei studenti, oltre al mio gusto per la tecnica e l'osmosi tra il ballerino, il movimento che produce dentro di sé e all’esterno e la musica.

Qual è il tuo background sportivo e artistico?

A 6 anni, mia madre mi ha iscritta a ginnastica ritmica. Sai quello sport con le palle, i cerchi, le clavette, i nastri e le funi. Il mio lato geek direbbe: Sai lo sport che le persone della mia generazione hanno scoperto grazie al Club Dorothée, con il personaggio di Cynthia del cartone animato “Cynthia o il ritmo della vita" o ancora "Mi piace la palestra".
Ho frequentato un anno con un insegnante maschio, che soffriva di strabismo e non sapevamo mai a chi si riferiva quando ci correggeva, poi ho deciso di interrompere questo sport e sono passata alla ginnastica artistica. Questa volta con la trave, le parallele asimmetriche, il corpo libero e il cavallo. L'ho fatta per 3 o 4 anni. Mi piaceva, ma mi mancava la dimensione della danza che invece è molto presente nella ginnastica ritmica. Guardavo sempre le allieve di ginnastica ritmica con le quali condividevamo la stessa palestra di Gennevilliers. Quando l’insegnante è cambiato, mi sono riscritta a ginnastica ritmica e ho continuato fino ai miei 23 anni. Ho partecipato a gare individuali e a squadre a livello agonistico, all’interno della federazione francese di ginnastica. Ci allenavamo 3 volte alla settimana e in più avevamo una sessione di danza classica, che poi è stata integrata con una sessione di danza contemporanea quando siamo passate alla categoria senior.
Poi sono partita per fare l’anno di Erasmus in Spagna. La mia amica Taly è venuta a trovarmi, abbiamo passato una settimana insieme durante la quale mi ha fatto conoscere la danza del ventre. Mi ha detto che ero brava e che avrei dovuto iscrivermi ad un corso, una volta rientrata in Francia. Anche mia sorella voleva provare e ha trovato un corso a Epinay-sur-Seine. È così che ho iniziato la danza del ventre all'età di 24 anni. Sono stata seguita bene da artisti di qualità. Taly hanafy, che mi ha fatto capire il mio potenziale artistico e mi ha spinto ad iniziare, per così dire. Anasma, che è stata all’epoca una fonte di ispirazione nella danza tribal fusion e di recente anche per la Danza Yoga. Lei mi ha aperto nuove possibilità. Ho anche seguito le lezioni di Linda Faoro con il suo stile unico. Ho ottenuto una certificazione con l'UNESCO con i corsi di Assia Guemra che mi ha permesso di acquisire nuove conoscenze, tra cui l'anatomia del corpo umano, la danza del ventre e la sua storia, la propriocezione...
In più ho studiato salsa portoricana, in particolare con Mouaze Konaté. Ho seguito con regolarità dei corsi di yoga e bikram yoga, che ho scoperto durante un fine settimana a Praga. Mi esercito anche con la spada giapponese con il mio sensei Masato Matsuura. Tutte queste cose, così diverse, mi hanno aiutata a cambiare e a crescere, nella vita e nella danza.
Ho iniziato ad insegnare per sostituire un’insegnate che era andata in maternità. È così che ho cominciato a lavorare come professoressa di danza. Le allieve apprezzavano il mio metodo d’insegnamento e insegnare mi piaceva. È questa l’attività a cui ho scelto di dedicarmi. All'inizio ho insegnato danza del ventre ma quasi subito, appena ho potuto, ho aperto dei corsi di danza tribal fusion nella scuola dove facevo lezioni di danza orientale. Così facendo ho contribuito alla diffusione di questo stile di danza in Francia. Ho organizzato anche un festival apposta.
Sono sbocciata con la danza del ventre, la danza tribal fusion e in diverse occasioni anche grazie alla danza con il fuoco. Ho avuto l'opportunità di essere invitata a ballare su palcoscenici prestigiosi e di partecipare a progetti splendidi, in Francia e all'estero (all’opera di Parigi, l’opera di Algeri, l’istituto francese di Abidjan, l’Alhambra, La Cigale…), in collaborazione con artisti di fama internazionale. E come dice il mio motto: "C’è ancora tanto da esplorare".

Cosa c’è nel tuo guardaroba di danza del ventre?

Oh mio dio... un sacco di cose! Ho interpretato molti personaggi e ho ballato anche per molti eventi, il mio guardaroba di artista quindi è molto eclettico. Si va dai miei primi costumi professionali di danza del ventre, comprati al Cairo o realizzati a Parigi, ad abiti creati appositamente come un costume da serpente; il costume di Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie; quello di una driade; o di una sirena; passando per l’abito di scena di un terribile zombie; di un'amazzone o una regina egiziana... Ho anche un guardaroba base per gli spettacoli di intrattenimento come un costume di danza del ventre nero e argento o un costume di danza del ventre dorato. Ho delle meravigliose Head band (fasce per capelli) e copricapi di qualsiasi tipo fatti da mia madre Orida Krouni (copricapi da sirena con conchiglie, un copricapo da driade con foglie e corna di cervo...).



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